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August 14 Ma allora dove sta la felicità?Ormai è diventata una cosa puntuale: mi emoziono facilmente. Secondo l'ordine normale delle cose, quando vedo film sdolcinati, quando incontro coppie innamorate, quando leggo storie toccanti, raramente il tutto mi tocca veramente. Non fraintendetemi, non sono un'insensibile. Al contrario: io sono molto sensibile, fin troppo; semplicemente non sono mai stata una che si commuove con poco. Ma da un po' di tempo a questa parte qualcosa è cambiato... Ora qualsiasi cosa mi fa, non dico piangere, ma commuovere sì. Una canzone, un libro, una foto, un video, una semplice parola. Oppure, peggio ancora, un ricordo. I miei occhi si fanno lucidi, comincio a pensare a quel momento, quel posto, quelle parole, perché no? quei silenzi, quegli sguardi, quegli abbracci, quei baci mancati, quell'emozione che mi sono persa solo per paura di sbagliare, quell'incompiutezza che ho provato solo perché non ho avuto il coraggio di osare... E oggi, dopo anni, mi guardo alle spalle e me ne pento. Non di quello che è successo, bensì di quello che non è successo; non delle emozioni provate, ma di quelle taciute; non del dolore che ho provato, ma della gioia che no ho vissuto fino in fondo. Allora è vero che non bisogna pensare, ma solo lasciarsi guidare dall'istinto? Beh qui la questione si fa un po' più filosofica e meno sentimentale, perché se non pensassimo non saremmo forse indistinguibili dagli animali? Ma stasera non ho voglia di filosofia, stasera ho voglia di verità. E anche stasera, come ogni santa sera, troverò la mia verità, la mia risposta nell'unica cosa che faccio solo ed esclusivamente per me, l'unica cosa che mi fa stare veramente bene: scrivere. Perciò vado a rifugiarmi nel progetto che spero mi darà felicità. Buonanotte. July 28 Tizio e CaioConosco Tizio. Secondo la conoscenza che ne ho, gli do una realtà: per me. Ma Tizio lo conoscete anche voi, e certo quello che conoscete voi non è quello stesso che conosco io, perché ciascuno di noi lo conosce a suo modo e gli dà a suo modo una realtà. Ora anche per se stesso Tizio ha tante realtà per quanti di noi conosce, perché in un modo si conosce con me e in un altro con voi e con un terzo, con un quarto e via dicendo. Il che vuol dire che Tizio è realmente uno con me, uno con voi, un altro con un terzo, un altro con un quarto e via dicendo, pur avendo l'illusione anche lui, anzi lui specialmente, d'essere uno per tutti. Il guajo è questo; o lo scherzo, se vi piace meglio chiamarlo così.
tratto da “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello July 19 Qualcosa che non c'èTutto questo tempo a chiedermi
Cos'è che non mi lascia in pace Tutti questi anni a chiedermi Se vado veramente bene Così Come sono Così Così un giorno Ho scritto sul quaderno Io farò sognare il mondo con la musica Non molto tempo Dopo quando mi bastava Fare un salto per Raggiungere la felicità E la verità è che Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare il sole sorgere Questo è sempre stato un modo Per fermare il tempo E la velocità I passi svelti della gente La disattenzione Le parole dette Senza umiltà Senza cuore così Solo per far rumore Ho aspettato a lungo Qualcosa che non c'è Invece di guardare Il sole sorgere E miracolosamente non Ho smesso di sognare E miracolosamente Non riesco a non sperare E se c'è un segreto E' fare tutto come Se vedessi solo il sole Un segreto è fare tutto Come se Fare tutto Come se Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole Vedessi solo il sole E non Qualcosa che non c'è I won't stop dreaming, 'cause I love writing, I love English, I love journalism, I love my dreams ♥
July 12 Will peace come to me? The song of my life...
Peace will come to me I'm leaving bitterness behind Just look at me Peace will come to me I'm leaving anger in the past Just look at me Peace will come to me
So I’m asking myself: will peace come to me? It feels as if I’m always facing some kind of war... And it’s a strange war... The war in my own head.
July 06 Tutti possiamo vincerla, la paura.
E il suo sguardo scivolava sempre e comunque sul suo viso pallido, puro, affascinante. Con la coda dell’occhio seguiva i suoi movimenti, lo cercava tra la gente. E lo trovava. Sempre. A pranzo, seduta al suo tavolo, mangiava senza assaporare il cibo, perché troppo impegnata ad osservare i suoi gesti mentre lui parlava con i suoi amici. Era simpatico, era dolce, era lui. Non poteva. Non poteva evitarlo per sempre, se ne sarebbe solo pentita. In fondo loro si erano baciati. Ed era stato un bacio irripetibile, breve, tenero, unico. Perché? Perché ignorava le sue chiamate? Perché lo evitava? Ma soprattutto perché faceva tutto questo nonostante lo amasse? Non è difficile capirlo, probabilmente voi tutti l’avete intuito: paura. Paura che quel fantastico sogno sarebbe durato troppo poco. Paura di intraprendere una semplice avventura, paura di non interessarlo, paura di deludere le sue aspettative. Durante il cambio dell’ora c’era folla nei corridoi. Studenti frenetici prendevano in fretta e furia i libri dagli armadietti e correvano in classe. Era l’occasione che avrebbe dovuto cogliere, quella che non torna facilmente. Camminò lentamente verso di lui, che era solo al suo armadietto disperatamente in cerca di qualcosa, forse proprio un libro. Lo sapeva: un benché minimo gesto sarebbe bastato. Ma lei faceva le cose in grande, lei non si fermava di fronte agli ostacoli, lei era in grado di stupire. Come se fosse stata la sua ragazza da sempre, gli si avvicinò, lo salutò sorridente e lo baciò, come se quello fosse stato il bacio del buongiorno che si danno ogni mattina due persone che stanno insieme. Lui la guardò, prima imbarazzato, poi felice. Tremendamente, esageratamente, enormemente felice. Eccoli, li vedo ancora camminare nel corridoio della scuola mano nella mano, felici. June 12 Sogno di una notte di mezza estate...Sogno di stare stesa su un prato a guardare le stelle.
Sogno di scoprire su di me una stella cadente che esaudisce il mio desiderio più intimo.
Sogno una luna piena di quelle che mi piacciono tanto tanto.
Sogno un cielo così blu che neanche il mare è più bello.
Sogno l'erba umida che avvolge le curve del mio corpo.
Sogno una mano che tiene la mia, accarezzandola con dolcezza.
Sogno il calore di un corpo accanto al mio.
Sogno la musica più bella che accompagna ogni nostro minimo movimento.
Sogno l'alba che ci sorprende addormentati l'uno abbracciato all'altra.
Sogno la rugiada che bagna i nostri vestiti.
Sogno il sole che risplende sui nostri volti.
April 18 Per ora non riesco a dare un titolo, parte IV
Allora guardò di nuovo il fiore, poi di nuovo lui... E poi finalmente si decise a chiedergli: "E perché mi metterei nei guai?" "Perché quello che stavi per annusare è un fiore velenoso. Non credo ti convenga avvicinarti troppo." "Ah..." disse imbarazzata "Ma... Ma tu chi sei?" "Mi chiamo Fenisio e vengo dalla Valle di Ormisda. Se non si fosse capito dal mio aspetto, sono un folletto celeste." "Io mi chiamo Butterfairy, sono una farfata della Foresta di Orfeo." "Capisco. Ora scusami, ma devo proprio andare. Mi raccomando, sta' attenta ai fiori velenosi, sono sempre quelli più belli. Piacere di averti conosciuta! A presto." "Il piacere è tutto mio. A presto" rispose, con l'aria confusa e frastornata. Non riusciva a crederci. Era stato un sogno o davvero aveva visto quella straordinaria creatura di nome Fenisio? Ancora non riusciva a tornare alla realtà, quella visione l'aveva stordita. Ma non poteva fare a meno di pensare che, se una settimana prima avesse seguito le indicazioni di sua madre, probabilmente l'avrebbe già incontrato nel suo mondo, la Valle di Ormisda. Certo ora era inutile pensarci, più che altro doveva trovare un modo per rincontrarlo, perché dopo averlo ammirato si rese conto che non avrebbe potuto vivere senza nutrirsi di quella rara se non unica bellezza. "Ora basta Butterfairy! Devi tornare al Bosco di Aide e devi fare ciò che avevi deciso. Torna in te!" si disse categoricamente, quasi ricordando a se stessa sua madre quando la rimproverava. Era il caso di affrettarsi, perché non mancava molto al tramonto e sapeva che sarebbe dovuta tornare prima che facesse buio. Accelerò il passo, riuscendo ad arrivare in breve tempo al bosco. Non aveva nemmeno il più banale indizio per trovarlo, eppure doveva assolutamente parlare con il povero cucciolo, doveva sapere in che condizioni stava, se aveva trovato un rifugio e, soprattutto, come si sentiva. Ebbe un'idea: tornare sulla quercia e cercare di avvistarlo da lassù; non era sicura di essere in grado di aguzzare a tal punto la vista, ma non aveva intenzione di demordere. Volò rapida fin sulla cima della quercia e dopo qualche minuto di ispezione lo trovò. Andò scattante verso di lui e si adagiò delicatamente sulla sua spalla, cercando di non spaventarlo. Goran ebbe un lieve sussulto, ma subito la riconobbe e le sorrise. Stettero in silenzio per circa mezz'ora. Il piccolo aquilotto non sapeva spiegarselo, ma quella piccola farfata gli aveva ispirato subito fiducia. Così era bastata l'orrenda vicenda della morte di sua madre per farli diventare amici, anche se non conoscevano l'uno il nome dell'altra. E non fu questa la prima domanda che Butterfairy pose a Goran: per prima cosa volle sapere per certo come stava, pur riuscendo a capirlo da un semplice sguardo. Si conoscevano infatti da poco, o meglio non si conoscevano affatto, quindi non poteva basarsi su un semplice sguardo per capire ciò che provava in quel momento. Eppure aveva pensato bene: Goran stava male, molto male, ma preferiva non parlarne e sfogare il suo dolore in qualche altro modo, ad esempio volando. Pertanto i due, appena divenuti amici, spiccarono il volo, sovrastando l'intero Bosco di Aide l'uno al fianco dell'altra, sostenendosi a vicenda quando ce n'era bisogno.
April 17 Per ora non riesco a dare un titolo, parte III
A Butterfairy costò molto tenersi lontana dal Bosco di Aide per un'intera settimana, ma lo fece per non tradire il rispetto che aveva nei confronti di sua madre. In fondo era ancora una farfata giovane, doveva obbedire a sua madre! Non comprese tuttavia che quella proibizione di avvicinarsi al bosco non era ristretta solo alla settimana di punizione, e così, appena scattato l'ottavo giorno, Butterfairy stava già procedendo sul sentiero del bosco, fischiettando allegramente per nascondere l'ansia che la pervadeva, inevitabile conseguenza di ciò che aveva visto una settimana prima. S'era fermata ad osservare un fiore particolarmente bello, un tulipano che sembrava avere tutte le sfumature dell'arcobaleno; i petali appuntiti si erano appena dischiusi, lasciando intravedere pistilli che non aveva mai visto prima, dal colore blu. Stava quasi per chinare il capo all'interno di quel fiore meraviglioso a vedersi, quando una voce dal suono più melodioso dello sgorgare dell'acqua di una sorgente miracolosa disse con delicatezza: "No, non farlo: ti metteresti nei guai." La piccola farfata, quasi incantata da una tale sinfonia, si voltò, inconsapevole del miracolo della natura a cui stava per assistere. Vide dinanzi a sé una creatura incantevole, dall'aspetto ipnotizzante, dai connotati degni di un dio. In un attimo fu abbagliata dalla bellezza di quell'essere che aveva avuto la fortuna di incontrare. Era alto quasi quanto un albero, aveva un corpo longilineo i cui movimenti, seppur semplicissimi, sembravano una danza perfettamente coordinata all'armonia delle note della sua voce. Sul suo viso, pallido e puro, spiccavano due occhi color arancio che alla luce del sole sembravano fondersi con essa, il naso, dalle linee perfette, era piccolo e proporzionato, e la sua bocca, a forma di cuore, era di un rosso acceso che dava vitalità a quel viso così soave. E, a completare quell'immagine celestiale, aveva delle ali bianche ancor più del suo viso che lo facevano rassomigliare moltissimo ad un angelo; eppure un angelo non era, perché aveva anche delle orecchie appuntite color lilla e indossava un abito verde sul cui lembo era rappresentato un sole in miniatura. Non aveva comunque dubbi: era la creatura più dolce e deliziosa che avesse mai visto e non riusciva a capacitarsi del fatto che si fosse interessata di lei, una modesta e semplice farfata come le altre. Quel minuto di silenzio e di ammirazione aveva provocato sul viso di Fenisio un sorriso spontaneo, del tutto privo di scherno, ma nato semplicemente da un senso di pura tenerezza. In quel momento Butterfairy si sentì più stupida di quanto non lo fosse stata per tutta la sua breve vita. Non aveva la più pallida idea di ciò che avrebbe dovuto fare o dire...
April 15 Per ora non riesco a dare un titolo, parte II
Uno di quegli esseri riprovevoli si aggirava dalle parti del Lago della Luna, e con aria minacciosa intimava qualcosa ad un aquilotto che, immobile dalla paura, accennava un timido sì. In una frazione di secondo vide la meravigliosa aquila, che poco prima si librava nel cielo, precipitarsi in picchiata verso il mostrosauro che terrorizzava il suo piccolo cucciolo. Lo scontro avvenne in pochissimo tempo nello sconcerto generale. Il gigante amico cercò di sottrarla da un tale orrore, ma Butterfairy era troppo curiosa: era il primo scontro tra i due mondi a cui assisteva e non voleva per niente perderselo, quindi si faceva spazio tra i rami e le foglie per rendersi spettatrice in prima fila. Ma, sfortunatamente per il suo ingenuo desiderio di conoscere, una volta trovato il posto migliore, l'aquila era già a terra esanime, attorniata dai passanti che per caso si erano ritrovati ad assistere alla tragedia e affiancata dal pargoletto che, incredulo, piangeva la sua povera mamma. Eppure ci vollero pochi minuti perché ognuno tornasse a fare ciò che stava facendo, andare ad attingere acqua dal lago, portare bacche alla nonna malata, correre a lavoro, cercare ghiande per un sobrio pranzo... Mentre il piccolo continuava a non capacitarsi di ciò che stesse accadendo. Butterfairy non poté trattenersi dal raggiungerlo, nel vano tentativo di fare qualcosa per lui. Batteva le sue ali variopinte più forte che poteva, sfruttando al meglio il vento favorevole, finché non giunse pochi centimetri distante dal corpo senza vita della bellissima aquila che solo pochi minuti prima stava osservando con stupore. Le fece uno strano effetto vedere il piccolo inerme che si ritrasse impaurito dopo averla vista, ma capì subito che lo fece solo perché era sconvolto e confuso, tanto che pochi secondi dopo, resosi conto dello sguardo rassicurante di Butterfairy, ritornò dov'era prima e si fece accarezzare dolcemente per trovare conforto. Quella era stata una giornata davvero particolare. Tornò a casa con l'aria triste e pensosa, le passava continuamente dinanzi agli occhi l'immagine dell'aquilotto in lacrime. Sua madre non poteva sopportare quel visino triste e così, da buona mamma farfata, le chiese: "Tesorino di mamma, che cosa è successo? Che cos'è quel faccino afflitto?". Ovviamente dovette insistere un po' prima che la dolce Butterfairy, con l'aria insicura di chi teme di essere punito, dicesse: "Ecco, mamma, in realtà tu oggi mi hai mandato alla Valle di Ormisda, ma io non sono andata lì." Rossana, preoccupata come non mai, le chiese, cercando di non mostrarsi indignata: "Oh, tesoro, ma dove sei andata? Come mai non hai seguito le mie indicazioni?" "Il fatto è che... Lo sai, mammina, che sono tanto curiosa. E non so perché ma mi andava tanto di visitare il Bosco di Aide... Tutti me ne parlavano come di un luogo magico... E allora non sono riuscita a fare a meno di andarci." A quel punto Rossana scoppiò dalla rabbia e non riuscì a trattenere la sua collera mista a preoccupazione, cominciò a dire frasi senza senso, parole scollegate l'una dall'altra: "Ma tu... Io avevo detto che... Perché... Come facevi a... Quando... Che..." Butterfairy fermò quel torrente di parole che scorrevano senza sosta e le raccontò ciò che era successo. Tutto d'un fiato. Insomma la storia della quercia, del lago, della radura, dell'aquila che volava, dell'aquilotto che piangeva. Tutto confuso, ma chiarissimo per Rossana, che era la sola a saper interpretare i discorsi farfugliati di sua figlia.
April 14 Per ora non riesco a dare un titolo, parte IE come un soffio di vento volò via, leggera come una piuma, scattante come una lepre, felice come una pasqua. Giunse in quel fitto bosco incantato, dominato da una quercia secolare, dal tronco solido come la pietra, e si posò su un arbusto che la costeggiava. Da laggiù la quercia sembrava più grande che mai, un gigante che la osservava con sguardo indagatore. Si sentiva quasi sotto esame lì, all'ombra di quel gigante. Ma decise di affrontarlo e si diresse decisa verso la chioma di quel colosso che sovrastava il bosco. Si alzò in volo spavalda, ma poi cominciò a temere di stare affrontando un pericolo troppo grande per lei. "Tanto male, oramai sono in volo, sarebbe stupido tornare indietro" pensò, sapendo che probabilmente stava commettendo lo sbaglio più grande della sua piccola vita. Lentamente era giunta su un ramo molto alto, quasi in cima alla quercia. Si fermò, cercando di placare la forte agitazione del suo cuoricino che batteva alla velocità della luce. Aspettò quel po' di tempo che le bastò per capire che aveva temuto invano: quel ramo la accoglieva con ospitalità, offrendole il punto più comodo dove posarsi. Fu allora che cominciò a rilassarsi dinanzi allo splendido panorama che da lì poteva ammirare. La quercia offriva infatti ai suoi occhi la vista del Lago della Luna, così chiamato perché non c'era notte in cui la luna piena non vi si specchiasse, anche se in cielo se ne poteva vedere solo uno spicchio. Il colore dell'acqua era insolito, un lilla sbiadito che nelle giornate più soleggiate rinvigoriva in un rosa acceso, di quelli che ti invitano proprio a fare un tuffo. La quercia era talmente alta e maestosa da riuscire a specchiarsi, vanitosa quale era, in quel cerchio d'acqua magica. Il lago era costeggiato da tanti piccoli arbusti, tutti di natura diversa, dei quali quello che risaltò ai suoi occhi era fatto di foglie azzurre con una rosa viola in cima. Non si sbagliava: era proprio quello di cui le parlavano le sue amiche. Quello su cui la Regina Madre aveva dato vita alla creatura che nella Foresta di Orfeo era la più venerata di tutte le altre: Imerio. Da lassù riusciva a vedere anche la Radura Stregata, proprio così come l'aveva immaginata, anzi forse peggio di come l'aveva immaginata. Era il posto più buio che avesse mai visto, nella realtà o anche solo nella sua mente, su cui aleggiavano delle creature mostruose, che avevano ali simili alle grandi arcate del tempio della Regina Madre e che sogghignavano ininterrottamente con aria crudele. Nella Radura riusciva anche ad intravedere il famigerato Pozzo Avvelenato, dove la Strega Creatrice, stando a ciò che sua madre le raccontava, confinava i bimbi cattivi, ma che molto più probabilmente fungeva da prigione per le creature che non obbedivano alla terribile signora della Radura Stregata. Distolse lo sguardo da quello spettacolo inquietante per concentrarsi invece sugli uccelli che volavano fieri sul Lago della Luna. Stava ammirando un'aquila molto bella quando notò qualcosa di strano... Quando finisce un sentimento?Ho perso il braccio quando avevo nove anni...e certe volte mi pizzica. Mia madre sapeva perchè....è un morso di ragno. Quando il braccio se n'è andato non avevo finito di grattarlo.Così mi prude sempre... perchè il morso di ragno non aveva finito la sua vita capisce? E' come il sentimento: Prenda un tizio che ama ancora una ragazza e pensa che non c'è più un cavolo da fare. E perchè lui continua ad amarla? Semplicissimo perchè il sentimento non ha ancora finito la sua vita. Esistono fuori di noi quelle cose. Bisogna aspettare che finiscano, ma prima bisogna grattare fino alla fine.... **Fred Vargas** April 12 Fuochi D'Artificio
Giunge veloce la tristezza. Sembra difficile, ma non lo è. Perché la tristezza arriva anche in un momento felice. Ti balena nella mente in veste di tante emozioni diverse, anche se il più delle volte si tratta di paura. Paura di cambiare, paura di restare uguali, paura di partire, paura di lasciare qualcuno, paura di essere abbandonato, paura di dimenticare, paura di cancellare, paura di amare, paura di odiare, paura di piangere, paura di uscire dal guscio, paura di fare un passo falso, paura di vivere... Eppure, per fortuna, nessuno può fare a meno di vivere, nessuno può evitare di fare una scelta, seppur banale, che possa in qualche modo cambiare la sua esistenza, nessuno può smettere di sognare, nessuno è capace di abbandonarsi sempre e comunque in balia del vento che ti sbatte qua e là, nessuno sa come fingere di essere qualcun altro in ogni momento della propria vita. Perché il te stesso che tanto tieni nascosto dietro l'angolo prima o poi verrà fuori, che tu lo voglia o no. E sarà più esplosivo di una bomba atomica, più impetuoso di un fiume in piena, più incontrollabile di una stella cadente. E allora non potrai fare altro che assistere allo spettacolo e godertelo dal posto migliore.
Miracoli Quotidiani
Una ragazza di buoni sentimenti. Oggi ho giocato ad essere migliore, e mi è piaciuto. Ho aiutato una signora anziana ad attraversare la strada, e lei mi ha sorriso. Ho risposto alle domande che mio fratello mi ha posto, e lui mi ha ringraziato. Ho portato qualcosa da mangiare a coloro che ne avevano bisogno, e mi hanno accolta gioiosamente. Ho dato del latte ad un gattino affamato, e lui mi ha fatto le fusa. Ho sorriso al cielo, e sono stata felice. Il raggio del sole. Oggi ho pensato di volgermi verso chi mi osservava desideroso di avermi, e mi sono sentito realizzato. Ho illuminato il viso di un bambino che voleva fare una sorpresa alla sua mamma, e lui si è commosso dall'emozione. Ho nutrito un albero consumato dal freddo dell'inverno, ed ha risposto con mille fiori. Ho regalato un po' di me ad una ragazza che, abbronzandosi, voleva farsi bella per la sua dolce metà, e lei mi ha mandato un bacio. Una goccia di pioggia. Oggi ho provato a venire giù generosa, e mi è riuscito. Ho bagnato i campi assetati, e loro hanno portato tanti frutti. Mi sono data ad un neonato che non mi aveva mai vista, e lui mi ha osservata estasiato. Ho rigenerato un pozzo secco fin sul fondo, e il suo padrone mi ha rivolto un saluto. Ho risollevato un fiore appassito, e lui mi sarà riconoscente perché gli ho salvato la vita. Ho picchiettato sul vetro di una finestra e ho svegliato un uomo in ritardo, e lui mi ha ringraziato per non avergli fatto perdere il lavoro. Un miracolo sta nella semplicità di un gesto spontaneo.
Strana
Ho appurato, dopo diversi tentativi, che rileggere questo blog mi porta lacrime e sorrisi. Ma appurato questo, passamm annanz. Oggi, Domenica 12 Aprile, è Pasqua e mancano undici giorni al giorno in cui si celebra la nascita di una creatura molto fastidiosa, ma alla fin fine pure un po' simpatica: io! Come sempre in questa occasione, non sento lo spirito di compleanno almeno fino al 21,22 Aprile, chissà perché poi... Oggi stavo giustappunto riflettendo... Insomma, la devo o non la devo fare questa festa di compleanno? Meglio di no, se ne parlerà l'anno prossimo per i 18 anni, che sono sicuramente più importanti dei 17 che compierò quest'anno. Ma detto anche ciò, passamm di nuovo annanz. Oggi è Pasqua e, pur non credendo fortemente in questa festa, né in tutte le altre feste religiose, auguro una buona Pasqua a tutti coloro che ci credono. Auguro loro di viversi questo giorno nella maggior serenità possibile. Io mi limiterò ad assaporare le delizie preparate da mia nonna (lusso che questa Domenica posso permettermi xD). E poi, una volta tornata a casa, mi metterò a riflettere sulle montagne di cose da fare che ho, cercando in qualche modo di intraprenderle ed arrendendomi appena cinque minuti dopo. Stavo cercando un programma sul mio pc in cui la pagina su cui scrivere somigliasse a un quaderno. L'ho trovato, ma bisogna scriverci a mano e non con la tastiera. E questo non va bene, perché, se ogni volta che voglio scrivere qualcosa mi metto a scriverlo a mano, l'ispirazione mi passa dopo la prima parola e svanisce l'idea che avevo in mente. Avevo poi pensato di utilizzare quel programma per scrivere articoli di giornale, ma poi mi sono resa conto che sarebbe stata un'idea stupida scrivere articoli di giornale senza un giornale a cui destinarli con la frenetica speranza che vengano pubblicati. E anche quest'idea l'ho bocciata. Tutte queste riflessioni vi porteranno sicuramente a pensare che io non abbia un emerito cazzo da fare nella mia vita. E in effetti è così. Ma io preferisco pensare di avere una grande passione, la scrittura, che non ancora sono riuscita a far fruttare. Per questo accetto consigli. Detto anche questo, nella vana e illusoria convinzione che voi abbiate letto tutto e non vi siate fermati al primo rigo, vi lascio.
April 10 Aforismi Buttati Giù Così...
Certe emozioni te le conservi lì in fondo allo stomaco, per poi vederle venir fuori nel momento meno consono.Certe lacrime ti restano lì negli occhi, per poi venire giù nel luogo meno adatto.Certa malinconia la accumuli per il momento di maggior solitudine, per poi vederla spuntare nel luogo più affollato che tu abbia mai visto.A volte pensi di essere forte quanto un muro, e poi ti accorgi che quel muro in realtà è fatto di carta pesta.Spesso ti giri per vedere se la tua battuta ha fatto ridere qualcuno, e così non vedi che colui che ti sta accanto ride a crepapelle.Talvolta ti capita di credere di cavartela da sola, ma poi chiedi inevitabilmente una spalla su cui piangere.Capita che tu sia stato una spalla su cui piangere, ma capita anche che tu versi tante lacrime da richiederne più di una.Molte volte hai riso con qualcuno, ma può anche essere successo che qualcuno abbia riso DI te.Spesso guardiamo gli altri dall'alto verso il basso, ignorando la nostra condizione di esseri mortali che è il nostro minimo comune denominatore.
March 26 A cAduTa LiBeRaTu sai difendermi e farmi male
Ammazzarmi e ricominciare A prendermi vivo Sei tutti i miei sbagli A caduta libera E in cerca di uno schianto Ma fin tanto che sei qui Posso dirmi vivo Tu affogando per respirare Imparando anche a sanguinare Nel gioco che sfugge il tempo reale sei tu Tu a difendermi a farmi male Sezionare la notte e il cuore Per sentirmi vivo In tutti i miei sbagli Non m' importa molto se Niente è ugule a prima Le parole su di noi Si dissolvono così Tu affogando per respirare Imparando anche a sanguinare Nel giorno che sfugge Il tempo reale sei tu Tu a difendermi e farmi male Sezionare la notte e il cuore Per sentirmi vivo In tutti i miei sbagli Tu affogando per respirare... Tu il mio orologio che può aspettare E anche quando c'è più dolore Non trovo un rimpianto Non riesco ad arrendermi A tutti i miei sbagli Sei tutti i miei sbagli Sei tutti i miei sbagli Sei tutti i miei sbagli February 14 Lo Sguardo Estasiato
Povero piccolo blogghino, sta morendo =( Ok ci provo a fare un intervento, ma non vi aspettate niente di che, mi raccomando! Oggi è S.Valentino (auguri a Giulio II tvb). E quando è S.Valentino sono cacchi amari! Un paio di giorni fa mi sono svegliata con l'amaro in bocca di un sogno troppo sognante. Io e lui, quel lui che sogno ormai da tempo, che ci amiamo e basta. Nessun avvenimento particolare, nessun giorno preciso, nessun luogo preciso, nessuna parola precisa: solo io e lui. Un lui che ha un volto dai tratti sfumati, un lui non identificato, un lui perfetto, troppo perfetto. E stamattina questo sogno è stata la prima cosa a cui ho pensato. Non so perché ma ormai da troppo tempo non riesco ad esprimermi in prima persona, meglio qualcosina scritto velocemente.
Lo Sguardo Estasiato
Sogno te, guardo te.
Soli al buio, senza un perché,
i miei occhi sul tuo cuore
come pozzi di stupore.
Poi un bacio breve e dolce
e tutto in me si riempie
di gioia ed energia.
E senza te è pura follia.
February 01 PiLoTi Di Noi STeSSi
A volte mi stupisco io stessa di come sia capace di andare avanti di un milione di passi e poi tornare timidamente indietro, riporre tutto in un cassettino di me e ritirarlo fuori all'occorrenza, o meglio quando ne ho più voglia... E mi scopro, sempre più sorprendentemente, felice. Felice con un sorriso, felice con uno sguardo, felice con un abbraccio, felice con nulla. Solo e semplicemente felice. Semplicemente? O dovrei dire fortunatamente? O dovrei dire naturalmente? A volte mi pongo questo quesito: la felicità è una cosa naturale (e quindi appartiene indifferentemente ad ognuno) oppure è frutto della fortuna (e quindi appartiene solo a chi è baciato dalla dea bendata)? Ci ho riflettuto più e più volte e sono arrivata finalmente ad una conclusione, la quale è la solita. E cioè: non è né una cosa naturale né un frutto della fortuna. Mi spiego. La felicità è uno stato d'animo, come l'allegria (apparentemente simile alla felicità, ma in realtà sensazione ben diversa), come la malinconia, l'amarezza, l'indifferenza. Essendo tale è dunque una conseguenza di come pensiamo e come affrontiamo la vita; ed infine (è la conclusione della mia dissertazione filosofica, giuro!) siamo noi a decidere se essere felici o meno, siamo noi che decidiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, siamo noi a decidere se fuori pioviggina o c'è una pioggia fastidiosissima. Tutto questo per dirvi che nulla è necessariamente bianco o nero, buono o cattivo, giusto o sbagliato, ma tutto invece è semplicemente così come noi vogliamo farcelo sembrare. Siamo noi che decidiamo se il nostro giorno è iniziato col piede giusto, perché siamo noi a tenere le redini della vita, e non la fortuna, le stelle o chicchessia. Lo stesso credente (in qualsiasi religione) sa che sarà lui a decidere che cosa fare di sé stesso. Insomma, non c'è via di scampo o scusa che tenga: il fulcro della questione è che siamo noi a disegnare il nostro presente e il nostro futuro, così come abbiamo disegnato il nostro passato. E non serve incolpare il caso, la fortuna, gli astri, un dio (se ci crediamo), o qualsiasi altra persona al di fuori di noi stessi per tutto ciò che ci accade, perché, anche se ci crediamo vittime di qualcosa di più grande (o purtroppo anche più piccolo) di noi, in realtà dobbiamo renderci conto del fatto che ciò che ci sta succedendo è probabilmente (anzi, direi certamente) la conseguenza di qualcosa che abbiamo provocato noi in precedenza, in un passato prossimo ma in alcuni casi anche remoto. Siamo e saremo sempre noi a guidare il treno della nostra vita, e di questo dobbiamo essere più che fieri, nonostante le responsabilità che comporti.
January 25 Il Volo Delle Ventidue
Come una bimba timida gli si avvicinò e gli donò un tenero bacio. Lui ricambiò con affetto, premura. La strinse a sé, quasi come se fosse stata un cucciolo da coccolare, da rassicurare. I loro sguardi, persi l'uno nell'altro, erano pieni di speranze, perché loro ci credevano ancora in quell'amore, che era iniziato così stupidamente, un po' per gioco. Quel giorno erano di ritorno a casa entrambi, e si ritrovarono a percorrere la stessa strada. Una parola tira l'altra. Fra battute e timidi sorrisi, si scambiarono il numero di telefono. Lui pensò di approfittarne e telefonarla il pomeriggio stesso, ma temeva di affrettare troppo i tempi. Trascorsero due settimane, l'uno nell'orgoglio di aspettare "il momento giusto", l'altra nella tremenda ossessione di dimenticare quella passeggiata, perché era tutto solo nella sua testa. E quando ormai ce l'aveva quasi fatta, ecco che prende a squillare il cellulare. Numero sconosciuto. Non poteva essere lui, anche se lei non aveva memorizzato il suo numero, per essere colta di sorpresa. Rispose con disinvoltura dopo una dozzina di squilli, mentre lui dall'altro lato si riprometteva: "Non va bene così, al prossimo attacco!". Un appuntamento preso per il giorno seguente li mise ambedue in agitazione, ma sempre nella misura giusta: in fondo si conoscevano appena! Dopo quella pizza e quel cinema, avvennero altri cinque o sei incontri, accompagnati da interessanti telefonate, durante le quali imparavano a conoscersi l'un l'altro. E poi quella passeggiata al parco, la brezza leggera al tramonto che fece da sfondo al loro primo bacio, più inaspettato che mai, piombato nel bel mezzo di un discorso, azzardato da lui in un momento di distrazione di lei. Fu così che dagli appuntamenti saltuari si passò a puntuali passeggiate mano nella mano, fra le strade di quella città che sentivano appartenergli. Ma ora era tutto un po' più difficile, forse troppo. Era passato esattamente un anno da quell'indimenticabile giorno, e, in un certo senso, anche questo che stavano vivendo era un giorno indimenticabile. Marta aveva sempre amato viaggiare, ma stavolta stava per intraprendere un viaggio che le avrebbe cambiato radicalmente la vita. Una borsa di studio da sfruttare negli Stati Uniti, per un anno di intenso studio, senza alcun tipo di interferenze. Dopo mesi di attesa comprese che la decisione più giusta era quella di partire. Lui accettò la cosa, anche se in un primo momento la vide come una scelta insensibile, egoista, incurante dei suoi sentimenti. Fu solo dopo che riuscì a capire che sarebbe stato proprio lui l'egoista a non farla partire. L'aereo decollava alle ventidue di quel fatale 22 ottobre, data per loro significativa. Le ultime parole che si dissero prima di lasciarsi al check-in furono: "Dammi un bacio". Fu un bacio intenso ma breve, dolce ma amaro allo stesso tempo. E infine, dopo aver osservato il suo aereo decollare, Paolo tornò a casa con quel sapore amaro in bocca. Accese la tv, erano le 22.22 quando al telegiornale fu annunciata la notizia di un aereo precipitato poco dopo il decollo. Un sudore freddo gli colava dalla fronte, alzò appena il volume e in pochi istanti prese coscienza della realtà dei fatti. L'aereo era quello, l'ora era significativa, come sempre. Non sapeva se era meglio telefonare i suoi genitori per ricevere una conferma o provvedere in un'altra maniera. Scelse la prima opzione, e bastò la sua voce a indurre la risposta: "Hai capito bene, è tutto vero". Si precipitò a casa di quelli che ormai erano i suoi suoceri e pianse con loro, come si fa quando si soffre. Tornò a casa alle sei del mattino, e capì che doveva dormire almeno qualche oretta, giusto per sognarla. Pensò dunque che quanto più avrebbe dormito, tanto più sarebbe stato con lei, anche se solo in sogno. Fu sua suocera a trovarlo steso sul divano, ma si accorse solo dopo delle pillole che stringeva fra le mani. Chiamò il 118, in preda al panico, ma nulla si poté più fare. Come sempre, se n'erano andati insieme, non curandosi del male che avevano provocato agli altri, unicamente presi dalla loro simbiotica unione.
January 17 If You Be My StarIf you be my star,
I'll be your sky. You can hide underneath me and come out at night, when I turn jet black and you show off your light, I live to let you shine, I live to let you shine... But you can skyrocket away from me and never come back, if you find another galaxy... Far from here with more room to fly, just leave me your stardust to remember you by. If you be my boat, I'll be your sea. A depth of pure blue just to probe curiosity, ebbing and flowing and pushed by a breeze, I live to make you free, I live to make you free... But you can set sail to the west, if you want to and past the horizon till I can't even see you, far from here where the beaches are wide, just leave me your wake to remember you by... If you be my star, I'll be your sky. You can hide underneath me and come out at night, when I turn jet black and you show off your light, I live to let you shine... I live to let you shine... But you can skyrocket away from me and never come back, if you find another galaxy, far from here with more room to fly, just leave me your stardust to remember you by... Stardust to remember you by... E dite che non è stupenda! Questa canzone è davvero una poesia. Sarò io quella strana, ma le canzoni sanno sempre emozionarmi, e anche tanto. Certo, il calore di un abbraccio, il sapore di un bacio, il soffio di una carezza, la tenerezza di due mani intrecciate, il tepore di un fuoco acceso, lo splendore di un stella, il luccichio della luna che si specchia in un paio d'occhi, la dolcezza di una parola di conforto... Sono tutte sensazioni incomparabili, così come la vicinanza di un corpo che non riuscirai mai a sfiorare. Oppure la forza di un'amicizia. Ogni giorno proviamo migliaia, se non milioni di emozioni diverse di volta in volta, alcune negative, altre positive, altre ancora che non riusciamo a spiegarci, ma è indiscutibile che ognuna di queste emozioni è assolutamente irripetibile. Una persona, un luogo, un momento diverso della giornata rendono un'emozione unica e indimenticabile. Già, perché nessuna emozione deve essere dimenticata, per niente al mondo, neanche quando ci sembrerà indubbiamente giusto così, perché solo un attimo dopo ci renderemo conto di agire nel modo sbagliato. Fate tesoro delle vostre emozioni, perché formeranno la vostra persona.
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